Ai moderatori dei forum internet di MOTORISARDEGNA e RALLYMEDIA,con preghiera di pubblicazione
In riferimento alle tante domande che mi sono state rivolte sul forum, da ultimo quelle di un gruppo di piloti ed ex piloti della Sardegna, desidero con questa nota rispondere, ben sapendo a priori che non potrò esaudire fino in fondo le aspettative di chi si pone in malafede ed in malafede vuol restare alzando barriere invalicabili.
Al contrario so bene che chi non è in malafede , ovvero non è prevenuto a priori verso il C.P.A. (a torto ancora da molti considerato malvagio per aver, secondo loro, offeso gli sportivi sardi tentando per chissà quali oscuri motivi di non far svolgere la prova del rally mondiale nella loro terra) può certamente aprire un colloquio fattivo e concreto,col solo fine di migliorare in generale il nostro sport.
In tale senso ho valutato positivamente lo stile del Signor Strinna, per quello che ho potuto leggere, il quale (evitando di arroccarsi per principio sulle sue posizioni) in buona sostanza ha confermato che le precisazioni dategli dal C.P.A. corrispondono al vero, anche perché obiettivamente è difficile, per non dire impossibile, confutarle seriamente in qualsivoglia sede le si discuta.
La ruvidezza della risposta al signor Strinna era necessaria, esprimersi nei termini usati non voleva costituire una offesa alla Sua persona , aveva il solo scopo di fargli ricevere una forte sollecitazione dimodochè verificasse ictu oculi, con maggiore attenzione cosa effettivamente esponessero le fonti normative cui imprecisamente aveva fatto riferimento nel suo intervento nel forum.
In definitiva si auspicava che il signor Strinna potesse meglio riflettere, e gli altri con lui, su quanto aveva sostenuto e potesse, attraverso una precisa percezione delle norme, convincersi da solo che effettivamente le procedure attuate dall’Autorità Sportiva Nazionale per affidare ad Europe Team l’organizzazione del rally mondiale erano state eseguite in difformità totale con le disposizioni contenute nelle varie norme sportive che la stessa ACI-CSAI aveva fissato (inderogabilmente) nello Statuto, nel regolamento CSAI e nel Regolamento Nazionale Sportivo per disciplinare i procedimenti oggetto di contestazione da parte del C.P.A.
Proprio l’ineccepibile fondatezza degli esposti del C.P.A. fa si che i più accaniti sostenitori dell’opera dell’ACI-CSAI evitino deliberatamente il confronto sul vero problema, ben consci di essere perdenti ove mai si azzardassero ad affrontarlo.
Sicchè si verifica che molti, a vario titolo, continuano a parlare a vanvera e non si curano, prima di ogni cosa, di verificare quali sono le “REGOLE DEL GIOCO” che la CSAI ci ha dato e si è data e delle quali si sta discutendo.
Costoro dimenticano di proposito che per fini istituzionali la CSAI ha l’insottraibile dovere di garantire il rispetto delle “REGOLE DEL GIOCO” da parte di chiunque, ad iniziare da se stessa; e questo non per dare l’esempio ma per rispetto alle disposizioni normative emanate, che devono essere applicate equamente e correttamente all’interno dell’ordinamento, il quale, secondo i principi informatori dello sport, deve costituire un unicum omogeneo.
Altri ancora, portatori d’acqua verso ACI-CSAI ed Europe Team (più subdoli perché invischiati a quanto pare da incancellabili questioni marcatamente personalistiche), ignorando deliberatamente l’assenza delle denunce del C.P.A., svolgono alla perfezione il compito assegnato ad essi dai loro burattinai, ovvero spostare di continuo l’attenzione degli sportivi su altri aspetti accessori alla problematica e del tutto inconferenti.
Infatti introducono argomenti del tutto estranei al dibattito proprio per distrarre l’attenzione dal cuore del problema, dimodochè strategicamente è stata allargata ad arte la discussione per far dimenticare l’argomento principe di avvio della stessa e creare così la massima confusione possibile.
Questi signori, richiamati più volte a rispettare l’oggetto della discussione, affermano, con una versione di comodo, che per vedere chi ha ragione bisogna aspettare le decisioni della magistratura, la quale peraltro sta lavorando alacremente, essendo io stato chiamato già due volte per confermare gli esposti e fornire ulteriori chiarimenti sugli avvenimenti denunciati.
Per sgombrare il campo a chi vuole nascondersi dietro il dito aspettando una decisione della magistratura,gli và chiarito una volta e per tutte che la magistratura è chiamata a verificare se l’azione amministrativa dell’ACI ed i comportamenti dei suoi amministratori sono in linea con la legalità.
Quello che invece è certo, e non c’è bisogno di ricorrere alla magistratura ordinaria per verificarlo, è che l’ACi e la CSAI hanno violato pesantemente le norme fondamentali dell’ordinamento sportivo nazionale ed internazionale,le quali disciplinano rigorosamente al vita di tutte le federazioni sportive,compresa la nostra.
La recente costituzione di un gruppo di praticanti, denominatosi anch’esso Comitato piloti con l’evidente intento di confondere ruoli ed idee, che ha posto delle domande con le quali, mi sembra piuttosto evidente, vuole completamente ribaltare il piano della discussione invertendo per l’appunto i ruoli dei soggetti in campo.
Infatti costoro, invece di interrogare prima l’ACI, la CSAI, L’ACI Sport e l’Europe Team sulle irregolarità denunciate dal C.P.A., interrogano quest’ultimo con malcelati toni sarcastici, volti a sminuire l’opera del Comitato qualunque risposta sarà data, ciò nell’evidente ma vano tentativo di fargli perdere di credibilità.
La cosa non mi preoccupa più di tanto.
Dico ciò non per arroganza nei confronti di chi la pensa diversamente ma per la profonda diversità dei principi che ci dividono nel vivere lo sport dell’automobile.
Per il C.P.A. e per chi la pensa allo stesso modo, il modello culturale è basato sull’affermazione di un governo sportivo retto innanzitutto dal principio della legalità, termine nel quale è ricompreso il rispetto sia dei principi sportivi che delle norme statuali e comunitarie, ben sapendo che il quadro normativo di questi ultimi due ordinamenti è sovraordinato a quelle dell’ordinamento sportivo, internazionale e nazionale, e prevale nonostante una parte della dottrina giuridico-sportiva sostenga con forza il contrario parlando di ordinamenti autonomi e impenetrabili.
Ma questa è teoria difensiva, tesi metagiuridiche molto deboli, è sufficiente osservare che la giurisdizione penale penetra (ed anche pesantemente) nell’ordinamento sportivo senza riconoscergli alcunché; vedi la recentissima condanna del medico sportivo della Juventus per casi di doping, ovvero per frode sportiva.
Non a caso il nostro caro presidente FIA Mosley, conscio di tutto ciò, da un lato sta facendo di tutto perché gli Stati dell’Unione Europea non adottino il mandato di cattura internazionale , dall’altro , proprio in previsione dell’imminente adozione dell’istituto all’interno della U.E. si è recentemente trasferito, armi e bagagli, nel principato di Monaco, paese fuori dall’U.E.
Resto pertanto allibito nel leggere che dei licenziati legittimano comportamenti dei vertici federali ACI-CSAI assolutamente non rispettosi delle norme sportive, nonché della stessa FIA, corresponsabile di quanto si è verificato in ordine alle procedure per assegnare la prova del campionato Mondiale Rally all’Italia e l’organizzazione ad Europe team.
Invito gli attenti lettori della presente a verificare le norme del Codice Sportivo Internazionale e quelle stabilite dalla FIA per regolamentare i rally mondiali,le quali prevedono che un rally per ottenere la qualifica di prova mondiale deve svolgersi almeno per una edizione ed avere ottenuto un rapporto positivo da parte degli ispettori della FIA.
Vi risulta che nell’anno 2003 è stata organizzato da Europe Team un rally in Sardegna e che abbia ricevuto una ispezione positiva da parte della FIA?
La richiesta della FIA di far svolgere il Rally d’ Italia sullo sterrato è una colossale scusa per escludere l’A.C. Sanremo dall’organizzazione del rally d’Italia.
Come giustifica la FIA lo svolgimento nel 2004 del rally di Germania e di Corsica su strada?
“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”
Questo motto piace moltissimo ai vertici dell’ACI, in pratica l’hanno fatto proprio
Ma in questo caso non siamo in presenza di padreterni, qui siamo in presenza di un colossale malgoverno sportivo che trova consensi solo da parte di chi vi è direttamente coinvolto per propri tornaconti, economici e non.
La preoccupante conferma della legittimazione di tale malgoverno è data da un botta e risposta tra chi si denomina “Barcollomanonmollo” ed il signor Bresci, dove quest’ultimo si è avventurato ad esporre ed a far passare come ineluttabile una visione della “governance” nazionale ed internazionale assolutamente non condivisibile.
E’ proprio contro siffatto tipo di malgoverno e di prevaricazioni che il C.P.A. oppone la propria azione e lo fa principalmente in difesa dei praticanti, rimettendo tempo e danaro, ricevendo al contrario contumelie e disapprovazioni non solo da parte dei chiamati in causa ma dai loro mastini, i quali,consapevolmente o meno, in concreto servono a contrastare il C.P.A. per la salvaguardia di interessi che sempre più appaiono non proprio cristallini.
Invito il signor Bresci ad una approfondita lettura delle Carte Olimpiche, della dottrina e della giurisprudenza sportiva e statuale in ordine ai principi ed ai valori che devono reggere lo sport e che dovrebbero ispirare i comportamenti dei nostri (non eletti) dirigenti federali.
Così perlomeno,se davvero lo vuole, potrà tirarsi fuori dal codazzo di chi ignora la chiarezza del quadro normativo sportivo nazionale ed internazionale, i cui principi disciplinano anche l’ACI, che è ente pubblico nazionale e svolge funzioni di federazione sportiva dell’automobilismo senza però essere adeguato ai suddetti principi di carattere generale, denominatore comune che distingue tutte le federazioni sportive.
Perché questo adeguamento si verifichi il C.P.A. da anni sta portando avanti una vera e propria lotta ,dovendo subire il contrasto durissimo dell’ACI nonostante il quale comunque il Ministero delle Attività Produttive, su iniziativa del C.P.A, ha chiesto un parere al Consiglio di Stato per dirimere la vertenza.
Il Consiglio di Stato rispondendo all’Amministrazione vigilante sull’ACI ha posto dei punti fermi che hanno evidenziato come per dare una soluzione al problema non fosse sufficiente un’interpretazione delle norme in generale, in quanto è del tutto insoddisfacente la regolamentazione della materia sportiva che l’Ente pubblico si è dato.
Per giungere alla soluzione del problema è stata affidata al Dipartimento Amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri l’opera di coordinamento dei Ministeri interessati al fine di adottare “le necessarie iniziative per la modifica dell’assetto generale, sul piano normativo ed amministrativo, degli organi operanti nel settore sportivo, con particolare riferimento alle discipline automobilistiche” ( Consiglio di Stato, parere n° 2096 del 24 giugno 2003) .
Le istituzioni governative interessate, pur se con lentezza, si stanno muovendo in questa direzione nonostante il fuoco di sbarramento , come potete immaginare di grosso calibro, che l’ACI contrappone per evitare di adeguarsi ai principi comuni a tutte le federazioni sportive.
Adeguarsi ai principi comuni significa che la CSAI, come il CPA và ripetendo da anni, deve essere INDIPENDENTE, AUTONOMA, che i suoi Organi devono essere costituiti da rappresentanti delle associazioni/società sportive, dai rappresentanti degli A.C. Provinciali e dal 30% di piloti e tecnici, con personalità giuridica di diritto privato ed affiliata all’ACI.
Gli Organi della CSAI devono essere l’Assemblea Nazionale, il Consiglio Generale, il Comitato Esecutivo, il Presidente ed i loro componenti devono essere tutti indistintamente elettivi.
La CSAI non può più rappresentare il recinto nel quale sono rinchiusi gli sportivi dell’automobile e dove vengono continuamente ghettizzati dal Presidente dell’ACI, che fa di essi ciò che meglio reputa, li nomina, li revoca, gli fa i regolamenti, li commissaria e via dicendo.
Visto che in precedenza ho nominato il signor Bresci, devo dire che, incuriosito da alcune sue affermazioni piuttosto spinte, ho contattato il Delegato regionale CSAI della Campania signor Cilento per conoscere di più sull’accusa che il signor Bresci ha pubblicamente esternato, denunciando lo svolgimento di gare anomale (abusive) sul lungomare di Salerno organizzate da una qualche scuderia locale in odore di camorra.
Il delegato CSAI Campania ha assolutamente negato che su detto lungomare si organizzano gare automobilistiche legali né tantomeno organizzate da scuderie locali in odore di camorra.
A sua volta il Delegato CSAI della Campania mi ha chiesto da chi avessi appreso una così grave informazione che se vera è necessario che sia denunciata non solo alla CSAI ma anche e soprattutto alle Autorità giudiziarie competenti in quanto un tale tipo di attività costituisce reato di violazione di precise leggi.
Nel caso contrario, ovvero che le affermazioni risultassero infondate e si dimostrassero una colossale sciocchezza, è altrettanto necessario procedere con una querela nei confronti del denunciante e del sito che ha ospitato l’infondata denuncia a tutela dell’operato di vigilanza del Delegato CSAI della Campania e delle scuderie salernitane.
Dunque signor Bresci a Lei la palla, fuori i nomi, ci dica chi organizza tali gare, che dovrebbero essere abusive in quanto non autorizzate né dal Delegato regionale CSAI Campania, di cui ha fatto riferimento sul sito di Motorisardegna, chi vi partecipa e quando si sono svolte.
E’ evidente che la mancanza di circostanziati chiarimenti e di giri inutili intorno alla Sua esplicita affermazione che Le faranno perdere credibilità in ordine a quanto diffonde pubblicamente, con l’aggravante che le sue affermazioni per la gravità e l’infondatezza potrebbero aver arrecato un ingiustificato danno all’immagine dello sport automobilistico in Campania per il fatto che, esposte senza fondamento di verità, potrebbero assumere una veste diffamatoria.
Se poi è tutto vero, non abbia alcun timore, dica tutto quel che è a Sua conoscenza sull’organizzazione di tali gare, abusive perché non conosciute dalla CSAI; Le garantisco l’impegno del C.P.A. a farsi carico, anche per Suo conto, di denunciare le violazioni sportive alla CSAI e di legge alla magistratura inquirente.
D'altronde il C.P.A. ha denunciato alla Procura della Repubblica di Roma i dirigenti federali della CSAI quando è venuto a conoscenza, purtroppo alcuni mesi dopo il fatto, che avevano concesso l’organizzazione della “24 ore di Pergusa”, gara automobilistica svoltasi il 21 marzo 2004 dietro approvazione del Regolamento particolare di gara all’Ente Autodromo di Pergusa, sebbene lo stesso Ente fosse sprovvisto della licenza speciale di Autodromo sospesa dalla FIA definitivamente a settembre 2003 per motivi di sicurezza e riassegnata dal presidente della CSAI Macaluso ( peraltro con procedure in contrasto con le norme della CSAI) solo il 27 maggio 2004.
Signor Bresci non è possibile neppure in questo caso aderire al suo suggerimento di attendere le decisioni della magistratura, anche nella fattispecie sono fin troppo evidenti clamorose violazioni delle norme sportive della CSAI,è chiaro che nel lasso di tempo tra il settembre 2003 ed il maggio 2004 non poteva essere effettuata nessuna gara automobilistica sul circuito di Pergusa.
La magistratura peraltro, posso assicurarLe, sta indagando e sta valutando se sequestrare o meno l’impianto sportivo semprechè nel frattempo siano stati eseguiti dall’Ente Autodromo di Pergusa i lavori di messa in sicurezza come richiesti dalla FIA.
Lavori che certamente non erano stati eseguiti quando la CSAI ha scelleratamente fatto gareggiare a Pergusa, con pista non omologata, centinaia di piloti inconsapevoli della mancanza dei requisiti richiesti per ottenere una regolare omologazione (spero che si comprenda quali enormi problemi ponga una siffatta fattispecie anche sul piano assicurativo ).
Venendo alle domande che mi sono state rivolte su Tuttorally+ , riconfermo innanzitutto l’avvenuto colloquio con il direttore del mensile e che si è svolto esattamente nei termini riportati nel comunicato C.P.A. del 29.10.2004.
Se nel suo editoriale di novembre Barbero ha ritenuto personalmente di non riprendere l’argomento non và sottaciuto che all’interno del mensile è stata data una notizia molto precisa per quanto riguarda l’anomala assegnazione dell’organizzazione del rally d’Italia Sardinia ad Europe Team e soprattutto che non è stato smentito quello che il CPA ha fatto pubblicare sul sito di Rallymedia.
Ricordiamo sempre che Tuttorally+ è stata l’unica rivista automobilistica ad aver reso noto che il Ministero delle Attività Produttive ha censurato l’operato dell’Ente vigilato avendo lo stesso eseguito procedure volte ad affidare l’organizzazione del Rally d’italia in violazione di legge con elusione delle indispensabili procedure ad evidenza pubblica cui l’ACI è soggetto anche nella configurazione di federazione sportiva sulla quale prevale per l’appunto la natura giuridica di diritto pubblico.
Apro sull’argomento delle procedure di affidamento dell’organizzazione una breve parentesi.
Qualcuno subdolamente e per comodità di tesi sostiene con assurda caparbietà che le mosse del C.P.A. sono state influenzate dall’organizzatore del rally Costa Smeralda, il signor Mereu , a Voi tutti conosciuto perché nel bene e nel male ne parlate sempre.
Al riguardo preciso per l’ultima volta che non conosco personalmente il signor. Mereu, con il quale ho avuto un solo colloquio telefonico per la prima volta a novembre di quest’anno ed al quale con molta franchezza ho chiarito che il C.P.A. non tira volate per nessuno e che l’affidamento dell’organizzazione del rally d’Italia Sardinia deve passare unicamente attraverso una gara d’appalto pubblica in quanto il titolo appartiene all’Ente pubblico ACI.
Se la società del signor Mereu ha i titoli per partecipare ed eventualmente aggiudicarsi l’appalto buon per Lui, ma deve confrontarsi con altri concorrenti, cosa che non si è verificata per l’Europe team.
Francamente non intendo entrare in nessuna polemica di carattere locale.
Rinnovo a tutti l’invito : gradirei che l’operato del C.P.A. non sia strumentalizzato da nessuno, oggettivate i contenuti degli argomenti e non spremetevi inutilmente per provare inesistenti dietrologie. Grazie.
Ritornando al direttore di Tuttorally+ il C.P.A. si è trovato dinanzi a due strade, attendere ancora gli sviluppi della vicenda oppure intimare tramite un avvocato i chiarimenti richiesti sull’editoriale in questione ai sensi della legge sulla stampa.
Il C.P.A. per metodo politico e per l’esistenza di buoni rapporti con la rivista, ha scelto di attendere, anche perché prima o poi Barbero sull’argomento pensiamo che ci ritornerà, esponendo nell’occasione chiaramente come si sono svolti i fatti nei loro esatti termini.
Chiedere formalmente delle scuse ( come qualcuno sostiene a sproposito) sarebbe stata una inutile forzatura, per il C.P.A. è stato sufficiente il colloquio telefonico per comprendere che quel che il direttore Barbero aveva scritto era frutto solo di errate informazioni fornitegli ( indovinate da chi?) e che avendo avuto finalmente delle informazioni più precise si fosse reso conto di quante irregolarità erano state commesse.
Dunque perché correre il rischio di compromettere anni di buoni rapporti con Tuttorally+ unica rivista nel panorama nazionale che ha sempre pubblicato integralmente i comunicati del C.P.A. e trattato esaurientemente le problematiche sollevate, per cui gliene diamo pubblicamente atto.
Se questa volta Barbero non è voluto ritornare personalmente sull’argomento, a noi sta bene così.
Quanto all’altra stampa che non si è interessata alle denunce fatte dal C.P.A. posso assicurarVi che la causa è da ricercare nei motivi personali di qualche direttore ben conosciuto, ed in questioni prettamente economiche degli editori.
Possibile che scioccamente pensiate che solo perché la stampa non ne parli le denunce non corrispondano al vero e non siano degne di attenzione per l’opinione pubblica? pensate forse che i vari giornalisti non sappiano come siano andati realmente i fatti e quali violazioni sono state commesse dall’Autorità Sportiva Nazionale sul caso Rally d’Italia?
In particolare Autosprint e Sport AutoMoto hanno deliberatamente nascosto ai lettori le verità documentali sulla enorme malagestio riguardante l’affidamento e la gestione del Rally d’Italia Sardinia da parte di ACI-CSAI.
Provate ad immaginare le copie vendute in meno e la pubblicità perduta se il Rally mondiale non si fosse effettuato in Italia nel 2004; è fin troppo evidente che non vi è alcun interesse a scoperchiare il sistema con il rischio di compromettere degli esclusivi tornaconti economici e di privilegi.
Significativi di questo atteggiamento articoli di giornalisti-villegianti che sono una gravissima offesa verso il mondo sportivo dell’automobile; questipiù che riferire sullo svolgimento del rallye, si sono preoccupati vergognosamente di far parlare esclusivamente, senza contraddittorio, gli artefici della malagestio : i vari Macaluso, Sticchi Damiani e di tale Pasquale Lattuneddu definito patron del Rally mondiale.
A quanto ci risulta il signor Pasquale Lattuneddu rilascia interviste, fa conferenze stampa come se fosse effettivamente il rappresentante legale di Europe team, quando in realtà non lo è.
Egli nonostante ciò muove le fila di tutto, questo è un ruolo interessante da chiarire nel prossimo futuro visto che ha asserito, come riportato da alcuni quotidiani dell’isola, la regolarità sul finanziamento ricevuto dalla Regione Sardegna, a quanto pare trattato direttamente da egli stesso, e sulle modalità di spesa.
All’uopo ricordo che il sovvenzionamento da parte della Regione Sardegna è stato concesso a giugno 2003 quando Europe Team non era in possesso dell’indispensabile riconoscimento sportivo, tramite rilascio di una licenza da parte di una federazione sportiva del C.O.N.I. , come richiesto dalla legge finanziaria del 2002 e non aveva neppure un incarico formale da parte di ACI-CSAI e ACI Sport per l’affidamento dell’organizzazione della prova mondiale di rally in Sardegna.
Per questo riguarda poi l’erogazione del danaro dalla natura pubblica essa è stata effettuata con procedure inusuali, ovvero il finanziamento non è stato erogato al termine dell’avvenuta manifestazione con la presentazione di documenti contabili inequivocabili comprovanti la spesa (fatture quietanzate) ma stranamente l’erogazione è avvenuta prima dell’effettuazione del rally, a preventivo e non a consuntivo, ed incredibilmente sulla base di obbligazioni,documenti inidonei perché non comprovano la spesa.
L’Ente che ha erogato in anticipo la quasi totalità de contributo pubblico non si è neanche tutelato con l’incameramento di una fideiussione necessaria in questi casi per garantire la Regione Sardegna se il rally , per un qualsiasi motivo, non si fosse svolto.
Anche questo singolare aspetto di ingiustificato favore nei confronti di Europe Team la dice lunga sulle forzature commesse da vari Enti ed uffici sardi per fare effettuare il rally.
Comunque visto che il Comitato Piloti Sardi chiede di indagare su altri organizzatori di eventi sportivi che beneficano di finanziamenti della Regione Sardegna, sarebbe auspicabile che i chiamati in causa facessero conoscere se per loro è stato usato lo stesso trattamento di favore,comprovando che è una prassi che non deve scandalizzare nessuno .
Dovrebbero perciò far conoscere quanto denaro pubblico hanno ricevuto dalla regione Sardegna, le modalità richieste per ricevere effettivamente il contributo ed i tempi di erogazione dello stesso.
Sulla seconda parte del quesito rivoltomi meritereste di non ricevere alcuna risposta per la suggestiva impertinenza nel formulare le domande.
E’ vero il C.P.A. monitora, per quanto gli è possibile, l’attività sportiva gestita dall’Autorità Sportiva Nazionale ed è attento all’azione amministrativa spesso fonte di danno per i licenziat; sulla malagestio più evidente e clamorosa interviene con i tempi che il caso richiede, il cui esame passa al vaglio degli avvocati di fiducia. Dove si riscontrano indiscutibili e gravissime irregolarità sportive con possibili violazioni di legge si procede con esposti alla magistratura penale, amministrativa e contabile.
Diversi licenziati ci comunicano molte situazioni degne di attenzione, ma ripeto il criterio adottato è quello suesposto, ed a coloro che ci contattano per situazioni di minore entità alla luce della nostra esperienza e su consiglio dei nostri avvocati ci permettiamo di offrire consigli oppure segnalazioni per indirizzarli verso la risoluzione del problema prospettato.
Nel 2005 avrete la possibilità di entrare in diretta comunicazione con il C.P.A., che ha in cantiere delle iniziative che troveranno attuazione pratica dopo una assemblea nazionale da riuscire a tenersi, mi auguro, entro gennaio 2005 a Roma, alla quale ripeto tutti sono invitati.
Il C.P.A. non ha scopo di lucro, personalmente con altri soci sosteniamo le spese, l’unico scopo del Comitato è di contribuire fattivamente al cambiamento di un sistema ormai non più accettabile, antidemocratico, dispotico e malgestito.
Desidero dichiarare sin d’ora che nel caso i vari esposti presentati porteranno a processo gli eventuali responsabili federali il C.P.A. si costituirà nei loro confronti come parte civile e chiederà un risarcimento economico che qualora dovesse essergli riconosciuto sarà devoluto a favore del FAC, Fondo Assistenza Corridori.
Spero di aver dato sufficienti risposte tali da avermi fatto passare l’esame finestra e se volete della trasparenza, per cui spero di poter avere qualcuno di Voi tra i sostenitori del C.P.A.
Ho il dovere di ricordarVi che il C.P.A. è una associazione scomoda.
L’organico è costituito da persone perbene , serie ed oneste, senza scheletri negli armadi e saldamente ancorate ai propri principi di legalità, per cui tutta l’attività che il CPA svolge è estremamente determinata ai fini del raggiungimento dell’obiettivo.
Per far parte del C.P.A. è necessario essere in possesso di tali requisiti .
Fatta questa premessa chi vuole può mandarmi la richiesta di adesione (COMITATO PILOTI AUTOMOBILISTICI – Casella Postale 40050 Mezzolara – Budrio (BO) – Fax 051-804528 ) enunciando i propositi per come vorrebbe operare per il C.P.A. sapendo che l’attività principale è la difesa dei legittimi interessi dei praticanti.
Sarà mia cura contattarVi ad uno ad uno oppure invitarVi, come dianzi ho annunciato, all’assemblea 2005.
Cordiali Saluti
Bernardo Balboni