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Facendo seguito e riferimento ai precedenti esposti di questo CPA, si segnala che, a dispetto delle affermazioni di presunta regolarità da parte di alcune Amministrazioni coinvolte nelle procedure autorizzative del Rally d’Italia-Sardinia 2004,anche la Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport del CONI , con la decisione pubblicata il 12 dicembre 2004 (all. 1), ha confermato pienamente le denunce del CPA sulle numerose irregolarità nelle procedure per l’assegnazione dell’organizzazione del Rally d’Italia Sardinia 2004 all’associazione sportiva Europe Team, soggetto inidoneo in quanto privo dei requisiti richiesti dalle norme tecnico sportive.
Il massimo Organo nazionale di giustizia sportiva ha infatti analizzato i fatti inerenti all’affidamento dell’organizzazione del Rally d’Italia, prova del Campionato del Mondo Rally 2004, nella vertenza promossa dall’ Automobile Club Sanremo, organizzatore del Rally d’Italia sino al 2003, nei confronti della federazione sportiva automobilistica ACI-CSAI; le parti che interessano direttamente gli argomenti denunciati dal CPA sono descritti nei punti 34, 35, 36, 41 e 49 del Lodo.
Il Collegio ha evidenziato innanzitutto come nell’ordinamento nazionale dello sport automobilistico sono presenti norme (RNS- Norma supplementare 7) che disciplinano “le iscrizioni a calendario e il permesso di organizzare, stabilendo (al capitolo secondo) le procedure di iscrizione a calendario internazionale, i criteri di designazione e di decisione in presenza di candidature concomitanti” .
“Tali disposizioni” ha proseguito il Collegio “rivelano l’esistenza di un principio di trasparenza che presiede all’individuazione dei luoghi e degli enti organizzatori degli eventi sportivi ad alto livello”.
Ancora continuando ha severamente stigmatizzato il comportamento della federazione sportiva precisando che “Alla luce di tutto ciò, il Collegio non può non censurare la scarsa trasparenza dell’intero procedimento decisionale seguito dall’ACI-CSAI, la mancanza di provvedimenti formali di designazione”.
Infine, descrivendo proprio gli aspetti denunciati dal CPA, ha evidenziato come“ Appare soprattutto grave che sede ed organizzazione del rally siano state individuate senza alcuna aperta e trasparente procedura di selezione, perdipiù facendo affidamento su singole persone fisiche”.
Cosicché, grazie all’approfondimento tecnico sportivo del massimo Organo di giustizia sportiva, si conosce come si sono veramente svolte le vicende relative all’affidamento dell’organizzazione del Rally d’Italia Sardinia 2004, con l’annesso negativo pronunciamento nei confronti della federazione sportiva ACI-CSAI, severamente censurata “per la scarsa trasparenza della sua condotta”.
La censura sulla condotta dell’ACI-CSAI emessa dalla Camera Arbitrale è in netta contrapposizione con i risultati finali dei procedimenti amministrativi effettuati dalla Direzione Generale della Motorizzazione e della Sicurezza del trasporto Terrestre e dal Servizio Genio Civile di Sassari.
Le due Amministrazioni, debitamente informate sui fatti e ampiamente documentati sul mancato rispetto delle norme tecnico sportive, hanno insistito nell’intento preciso di rilasciare il nulla osta ed il decreto di autorizzazione per lo svolgimento della gara rallystica, che al contrario non trovavano alcuna giustificazione amministrativa per essere accordati.
Per quanto attiene all’attività della Direzione Generale del Ministero dei trasporti e delle Infrastrutture, si sottolinea che la medesima ha rilasciato il nulla osta per la gara in assenza dell’indispensabile parere del CONI, l’ unico da acquisire in quanto non surrogabile da un parere delle federazioni sportive nazionali, stante la precisa disposizione normativa del Codice della Strada, che per l’appunto non prevede un parere alternativo e che trova ulteriore conferma nell’articolo 7 della Legge n° 186 del 27 luglio 2004 (all. 2).
Del tutto incoerente con la norma del Codice della Strada appare il motivo che ha determinato l’assunzione della propria decisione da parte del Servizio Genio Civile di Sassari, Ente ultimo incaricato espressamente dalla legge al rilascio del provvedimento autorizzativi per lo svolgimento del rally, il quale nonostante fosse in presenza di inconfutabili prove documentali sufficienti a dimostrare la fondatezza degli esposti del CPA ha invece, arbitrariamente, rilasciato l’autorizzazione evitando di subordinarla all’ineludibile rispetto delle norme tecnico sportive.
In questo modo ha contravvenuto consapevolmente ad una precisa disposizione normativa del Codice della Strada nonostante le ripetute segnalazioni del CPA, rimaste inascoltate.
Il provvedimento autorizzativo, emesso dopo un’ apposita istruttoria, si atteggia infondatamente a prova attestante la regolarità dell’intero procedimento eseguito dall’ACI-CSAI, avvenuto solo apparentemente nel rispetto delle norme tecnico sportive, la cui corretta applicazione è stata solo apoditticamente affermata ma non dimostrata, perché non dimostrabile, da parte delle federazione sportiva ACI-CSAI.
In tal modo l’ACI-CSAI e l’illegittimo organizzatore del Rally, Europe Team, si sono tra l’altro potuti indebitamente vantare in ogni sede di aver ottenuto dalle due Amministrazioni incaricate dal Codice della strada tutte le necessarie autorizzazioni per lo svolgimento del rally, sottolineando così che le procedure da essi eseguite per affidare ed organizzare la manifestazione sportiva erano regolari,quando invece così non era .
Il Servizio del Genio Civile di Sassari ha voluto rilasciare comunque l’autorizzazione, sebbene risultasse documentalmente evidente la mancanza dei presupposti richiesti dal Codice della Strada: a tal proposito non va dimenticato che c’erano in gioco dei contributi pubblici da parte della regione Sardegna per cui , anche sotto questo profilo, le Autorità inquirenti dovrebbero valutare se il rilascio dell’autorizzazione per lo svolgimento del rally non abbia avuto un sotteso motivo di collegamento anche con il contributo regionale, già erogato in larga parte dalla Regione Sardegna ad Europe Team ancor prima del rilascio del provvedimento autorizzativo.
Potrebbe forse l’atto di un Ufficio della Regione Sardegna, il Servizio Genio Civile di Sassari, configurare un tentativo volto a legittimare come corretta la decisione di assegnare un contributo della regione Sardegna ad una associazione sportiva senza personalità giuridica, priva dei requisiti richiesti dalla legge Finanziaria 2002 per riceverlo?
Se si considera poi che Europe Team non era neanche munita del necessario riconoscimento sportivo da parte del CONI nè della federazione sportiva ACI-CSAI , a ben ragione si può immaginare che il diniego dell’autorizzazione allo svolgimento del rally da parte del Servizio Genio Civile di Sassari avrebbe comportato pesanti conseguenze anche in ordine all’erogazione del contributo della Regione Sardegna, deliberato a favore di Europe Team senza alcuna cautela, in un periodo in cui l’associazione, presunta sportiva, non rappresentava niente per la Regione Sardegna.
Infatti Europe Team non era in possesso del titolo sportivo necessario per legittimare come regolare l’assegnazione di un contributo pubblico, essendo sprovvista della licenza sportiva di organizzatore rilasciata dalla federazione sportiva ACI-CSAI solo successivamente, il 16 dicembre 2003 (allegato 3).
Inoltre l’associazione non aveva neppure un contratto né con l’ACI-CSAI né con l’ACI Sport S.p.a. di affidamento dell’incarico di organizzatore del rally d’Italia Sardinia 2004, stipulato infatti il 22 dicembre 2003 (allegato 4).
In seguito, senza aver preso alcuna precauzione, la Regione Sardegna ha erogato larga parte del contributo in un periodo antecedente allo svolgimento del rally, vale a dire che se, per un qualsivoglia impedimento, questo non fosse stato organizzato, la spesa sarebbe stata vanificata, essendo venuto meno lo scopo principale per il quale il contributo era stato accordato; addirittura il diniego all’organizzazione del rally da parte di un Ufficio della Regione Sardegna avrebbe comportato per la medesima Regione una pubblicità altamente negativa a livello mondiale.
Ciò premesso, richiamando i precedenti esposti, si fa presente che le innumerevoli irregolarità commesse dalla federazione sportiva ACI-CSAI nelle procedure per l’assegnazione dell’organizzazione del Rally d’Italia 2004 sono tali da non poter essere sanate .
Infatti i vizi che l’affliggono riguardano in generale la genesi dell’affidamento del Rally ad Europe Team, i cui effetti hanno un inevitabile riverbero sull’edizione 2005 del Rally e quindi determinano l’impossibilità del prosieguo di Europe Team come organizzatore; addirittura improponibile pensare è che possa ricevere finanziamenti da qualsiasi Ente e Amministrazione pubblica.
Si ricorda che Europe Team non ha provveduto entro il 31 dicembre 2003 a rinnovare la propria (illegittima) licenza sportiva di organizzatore per l’anno 2004, convalidata solo il 5 agosto 2004 (allegato 3), quindi nel periodo tra il 1° gennaio 2004 ed il 5 agosto 2004 Europe Team non era abilitata a svolgere alcuna attività sportiva connessa al tipo di licenza sportiva in possesso, per cui non poteva iscrivere a Calendario Internazionale 2005 il rally d’Italia Sardinia in quanto precise norme tecnico sportive non le concedevano l’operatività per espletare tale attività sportiva.
Il Rally d’Italia Sardinia 2005 si trova tra le gare iscritte a Calendario Internazionale FIA solo perché ancora una volta scandalosamente la stessa ACI-CSAI è venuta meno alla propria funzione di Ente esponenziale dello sport automobilistico e garante della corretta applicazione delle norme tecnico sportive dell’ordinamento automobilistico nazionale ed internazionale, che in questa vicenda ha sfacciatamente evitato di rispettare.
Peraltro va ancora evidenziato che comunque alla data ultima del 13 giugno 2004, fissata dalla CSAI per poter iscrivere le gare con titolazione FIA a Calendario Internazionale 2005, non era pervenuta alla CSAI da parte della signora Adriana Lattuneddu, legale rappresentante dell’associazione Europe Team, alcuna domanda così come richiesto dalle vigenti norme tecnico sportive, ovvero formalizzata con la compilazione dell’apposito modulo preordinato dalla CSAI.
La CSAI ha ritenuto valida come richiesta di iscrizione del Rally d’Italia a Calendario Internazionale 2005 una informale e-mail, modalità non prevista dalle norme tecnico sportive, inviata oltretutto il 10 giugno 2004 da un perfetto sconosciuto identificato con il solo nome di “mister Antonio”! (allegato 5).
Chiariti definitivamente questi aspetti grazie alla decisione della Camera Arbitrale del CONI, a questo punto, per dare ulteriore prova di quanto sia torbida la vicenda esposta, si denuncia un ennesimo gravissimo caso commesso personalmente dal presidente della CSAI Macaluso, il quale rivestiva contemporaneamente anche l’incarico di presidente di ACI Sport S.p.a., società di proprietà della federazione sportiva ACI-CSAI.
Tra i vari obblighi previsti in capo ad un organizzatore di una gara automobilistica è stabilito dalle norme tecnico sportive il pagamento di una tassa d’iscrizione della gara a Calendario Nazionale e/o Internazionale da versare, a seconda dei casi, alla federazione sportiva nazionale o internazionale nei tempi stabiliti, che di norma sono fissati con molto anticipo rispetto alla data prevista di organizzazione.
Come da comunicazione del 3 dicembre 2004 di ACI Sport S.p.a. (allegato 6) si apprende incredibilmente che Europe Team non ha pagato “la tassa di iscrizione FIA del Rally d’Italia al calendario Ufficiale del campionato Mondiale Rally FIA 2004 il 30 aprile 2004”, data fissata dalla CSAI poi prorogata eccezionalmente sino al 26 agosto 2004 per un intervento del presidente della CSAI Macaluso presso la FIA.
La circostanza comprova innanzitutto che non è stata rispettata da parte di Europe Team una precisa norma tecnico sportiva dell’ordinamento sportivo automobilistico, sufficiente da sola, considerata l’importanza che la norma riveste, a sbarrare all’associazione sarda la concessione da parte dell’ACI-CSAI del permesso di organizzare il rally.
L’inosservanza della precisa norma tecnico sportiva è stata deliberatamente sottaciuta, quindi commessa anche dalla federazione sportiva ACI-CSAI.
Infatti pervenuti alla data ultima, stabilita nel 26 agosto 2004, senza l’effettuazione del dovuto ed ineludibile pagamento della tassa di iscrizione alla FIA da parte di Europe Team, che stava organizzando l’evento sportivo, all’Autorità sportiva nazionale non era consentita alcuna diversa decisione se non quella di vietare immediatamente ad Europe Team di organizzare il rally.
Come se nulla fosse si è invece verificato il contrario, lasciando operare indisturbata l’Europe Team, con l’evidente copertura dell’inosservanza delle norme tecnico sportive anche e principalmente da parte del vicepresidente della CSAI Sticchi Damiani , il quale nell’occasione rivestiva l’incarico di presidente del Comitato Organizzatore del Rally d’Italia Sardinia 2004, nominato direttamente dal presidente dell ‘ACI Lucchesi col compito di sovrintendere ad una perfetta osservanza delle norme tecnico sportive da parte dell’organizzatore.
Per evitare uno scandalo di enorme portata, visti gli esposti del CPA ormai resi pubblici, la federazione sportiva ACI-CSAI ha inopportunamente coperto il macroscopico mancato rispetto della precisa norma tecnico sportiva del pagamento della tassa d’iscrizione alla FIA.
L’inammissibile protezione è stata praticamente attuata dal presidente della CSAI Macaluso servendosi del danaro dalla natura pubblica dell’ACI, il cui utilizzo nel caso di specie è assolutamente non consentito.
Il presidente Macaluso il 9 settembre 2004, senza che spettasse provvedere alla federazione sportiva ACI-CSAI soddisfare economicamente la FIA, che esigeva la tassa di iscrizione a Calendario Internazionale, ha ordinato agli uffici CSAI di estinguere una obbligazione che spettava al privato organizzatore Europe Team.
L’importo di circa 150.000 euro appare illegittimamente prelevato,perché non assistito da un’idonea motivazione, dal capitolo di spesa inerente le attività sportive della CSAI, poste nel bilancio dell’Ente pubblico ACI; di fatto è stato sottratto anche a discapito di tutti i praticanti dello sport automobilistico le cui tasse per le licenze sportive sono versate su quell’apposito capitolo.
L’azione amministrativa si presenta ancor più marcatamente inidonea in considerazione della circostanza che vedeva il presidente della CSAI Macaluso anche presidente di ACI Sport S.p.a., società controllata dalla federazione sportiva ACI-CSAI, che per decisione della stessa Autorità sportiva aveva sottoscritto una scrittura privata con Europe Team il 22 dicembre 2003 ( all.7).
Nell’accordo sono stabiliti gli obblighi di Europe Team ed inserite alcune apposite clausole di protezione a favore della società ACI Sport S.p.a., messe a carico dell’associazione organizzatrice del rally.
Il presidente Macaluso, rivestendo il doppio incarico ha male agito in quanto era perfettamente consapevole dei contenuti della scrittura privata, nella quale all’articolo 3 è stabilito che “nell’ambito dell’esecuzione dell’incarico di cui al presente contratto, Europe Team si impegna in particolare a provvedere alle iscrizioni al calendario Internazionale del rally d’Italia nei tempi e nei modi previsti dalla FIA e quant’altro dovesse essere necessario all’ottimale organizzazione della prova mondiale”.
Nelle premesse della scrittura privata è prevista anche la presentazione di una fideiussione assicurativa a favore di ACI Sport S.p.a. che per l’edizione 2004 del Rally d’Italia stranamente non è stata richiesta all’organizzatore Europe Team , mentre, a buoi ormai scappati, ACI Sport S.p.a. l’ha richiesta per l’anno 2005, proponendone anche il testo.
Nella medesima scrittura privata all’articolo 5 è concordata tra le parti l’apertura di un conto corrente per far versare sullo stesso tutte le tasse d’iscrizione dei piloti partecipanti al Rally d’Italia, da tenere operativo a firma congiunta tra un rappresentante di Europe Team ed uno di ACI Sport S.p.a., a garanzia dei costi sostenuti dalla società controllata dalla federazione sportiva ACI-CSAI.
Sul conto 24237, aperto presso il Banco di Sardegna come indicato dall’articolo 3.5 del Regolamento Particolare di Gara del Rally d’Italia, ed operante senza la firma congiunta del rappresentante di ACI Sport S.p.a., sono stati versati “tutti i proventi relativi alle tasse d’iscrizione”, pagate dai partecipanti al rally d’Italia, per un totale di circa 408.000 (quattrocentoottomila) euro.
I proventi però non sono stati bloccati a garanzia sul conto corrente, la loro totalità è transitata per il conto , lasciando alla fine insoluti gli obbligatori adempimenti di ordine economico sottoscritti con ACI Sport S.p.a. !
Vista la tardiva comunicazione di ACI Sport S.p.a. e considerato quanto sinora esposto appare poco credibile la comunicazione con la notifica delle inadempienze nei confronti di Europe Team.
Appare oltremodo evidente l’assenza di una effettiva volontà della società dell’ACI di far mettere concretamente in pratica da Europe Team gli impegni sottoscritti in conformità degli accordi del 22 dicembre 2003, rimasti sulla carta come enunciazioni teoriche in quanto inattuate.
Difatti non si comprende perché ACI Sport S.p.a. non si è fatta rilasciare da Europe Team l’indispensabile fideiussione, privandosi di uno strumento idoneo per costringere l’organizzatore a mantenere fede agli impegni economici sottoscritti; se ne fosse stata in possesso avrebbe potuto ricevere il pagamento delle fatture e della tassa d’iscrizione a Calendario Internazionale alla FIA.
A dire di più ACI Sport S.p.a. aveva ancora l’altra possibilità per conseguire il medesimo risultato e non l’ha sfruttata di proposito ; la società dell’ACI aveva l’obbligo di far rispettare la clausole della scrittura privata che prevedeva l’apertura di un conto corrente operativo a firma congiunta, dai cui fondi avrebbe potuto prelevare i circa 150 mila euro da versare alla FIA per la tassa di iscrizione a Calendario Internazionale e saldare le proprie fatture emesse a carico dell’organizzatore Europe Team.
In definitiva, nulla impediva ad ACI Sport S.p.a. di pretendere da Europe Team l’esecuzione corretta e completa degli accordi previsti nella scrittura privata, per tale motivo risulta davvero inspiegabile la decisione presa dal presidente Macaluso, se non quella che ha voluto deliberatamente pagare al posto di Europe Team un‘obbligazione che non spettava alla federazione sportiva ACI-CSAI.
Macaluso infatti poteva esercitare sia il potere sportivo di presidente della CSAI, sia utilizzare a tempo debito gli strumenti in mano ad ACI Sport S.p.a.,così costringendo Europe Team(soggetto titolare di una licenza di organizzatore, subordinata al potere sportivo dell’ACI-CSAI) a rispettare i patti sottoscritti soddisfacendo gli impegni economici spettanti all’organizzatore del rally.
Non solo nulla di tutto ciò è stato fatto, ma, una volta effettuato il rally e constatata la violazione di una norma tecnico sportiva essenziale dell’ordinamento automobilistico, incomprensibilmente il Presidente della CSAI non ha adottato i provvedimenti,quali la sospensione cautelare della licenza d’organizzatore, che in casi del genere vengono attuati (RNS art 159 bis: “La sospensione cautelare delle licenze può essere disposta -dal Presidente della CSAI per motivi disciplinari a carattere amministrativo e per grave violazione di norme e regolamenti”).
Sul caso prospettato va fatta anche un'altra osservazione: visti i discutibili criteri con cui si concepiscono e la leggerezza con cui si predispongono in genere gli atti contabili riguardanti l’Ente pubblico ACI e le sue articolazioni, sorge spontaneamente il dubbio che all’interno del medesimo Ente sia assente l’organo di controllo,il Collegio dei Revisori dei Conti e pure quando c’è è come non ci fosse, in quanto non svolge le proprie funzioni in conformità delle norme vigenti sul controllo di legittimità e di contabilità.
In alcune macroscopiche occasioni,quali la transazione tra ACI e Sponsor Service nell’anno 2000, il Collegio si è dimostrato scandalosamente accomodante nel giustificare le irregolarità degli atti contabili dell’Ente; lo stesso ingiustificato comportamento è stato tenuto, in particolare dal presidente del Collegio, dr. Franco, nei confronti delle circostanziate critiche riguardanti l’affidamento e l’organizzazione del rally d’Italia.
In conclusione:
-stanti le incerte condizioni finanziarie dell’associazione Europe Team, scorrettamente accertate come congrue da parte di ACI Sport S.p.a. quando il fondo iniziale dell’associazione, che doveva organizzare un evento sportivo mondiale con un budget di milioni di euro, era costituito da 450 (quattrocentocinquanta) euro;
-viste le “importanti inadempienze contrattuali” di ordine economico, denunciate a posteriori e con gran ritardo da ACI Sport S.p.a., e le proteste numerose dei commissari sportivi , tecnici e di percorso della federazione sportiva ACI-CSAI, i quali lamentano di non aver ancora ricevuto da Europe Team i rimborsi per le spese anticipate per prestare gratuitamente la loro opera di giudici di gara nel rally.
-considerato che l’ACI Sport SpA ha sottoscritto il contratto con la sig.ra Adriana Lattuneddu, legale rappresentante dell’associazione senza personalità giuridica Europe Team, basando la trattativa privata sull’intuitus personae, ovvero sulla fiducia delle singole persone fisiche che devono possedere determinati requisiti ;
-considerato che il presidente dell’ACI sostiene che il contratto si è concluso ”..dopo aver attentamente verificato le effettive capacità di Europe Team e,soprattutto,dei soggetti che vi operavano..” in virtù del fatto che l’associazione Europe Team è “ un sodalizio costituto da personaggi Sardi di particolare esperienza e spicco nel mondo dello sport automobilistico internazionale”, mentre dall’atto costitutivo dell’associazione si rilevano nomi del tutto sconosciuti anche al solo mondo sportivo automobilistico regionale,
- Si sollecita la massima attenzione delle Autorità inquirenti e dell’Amministrazione vigilante sul caso denunciato sin dall’agosto 2004,che tra qualche mese si riproporrà con l’edizione 2005 del Rally d’Italia.
- Si chiede di intervenire con sollecitudine adottando misure precauzionali per evitare ulteriori ingiustificati comportamenti, che in ultima analisi hanno visto praticare un uso del danaro dalla natura pubblica dell’ACI con procedure difformi dal principio del buon andamento amministrativo, causando danni economici nei confronti della società pubblica ACI Sport SpA e della Regione Autonoma Sardegna.
E’ da considerare altresì, che nel caso si interrompano i rapporti con Europe Team, paventati esplicitamente nella propria comunicazione del 3 dicembre 2004 da ACI Sport S.p.a., non è difficile prevedere da parte della federazione sportiva ACI-CSAI, viste le precedenti esperienze, un’altra poco attenta gestione delle attività sportive relative all’organizzazione del Rally d’Italia 2005.
Si potrebbe infatti verificare un intervento diretto da parte dell’Ente pubblico ACI che nella configurazione di federazione sportiva automobilistica gestirebbe in proprio l’organizzazione, peraltro dovendo provvedere con l’ impegno economico di svariati milioni di euro e con la commercializzazione di diritti e la vendita di spazi pubblicitari.
Una tale ipotesi non è percorribile per due distinti ordini di motivi : infatti l’ACI da un lato, in quanto Ente Pubblico, ai sensi del Dlgs 157/95, deve affidare i propri servizi, anche quelli sportivi (nei quali sono compresi l’organizzazione e la promozione dei rally) tramite procedure ad evidenza pubblica; dall’altro, in quanto federazione sportiva, è obbligata dall’ordinamento sportivo automobilistico ad eseguire le procedure indicate ai punti 35 e 36 della decisione della Camera Arbitrale del CONI ed al rispetto del principio fondamentale della FIA di tenere una netta separazione tra attività di regolamentazione e attività commerciale, con separazione tra titolarità dei diritti e gestione commerciale degli stessi (allegato 8), che non può quindi assegnare con un convenzione ad ACI Sport S.p.a. (allegato 9) .
Comitato Piloti Automobilistici
B. BALBONI